Leadership 2.0: l’Outdoor

21 giugno 2016
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LEADERSHIP 2.0: L’OUTDOOR.

Facendo le valige venerdì sera mi sentivo tranquilla, mi dicevo “ormai ci conosciamo, ci troviamo bene, per quanto mi riguarda non prevedo momenti di tensione o disagio, dalle attività, ai pasti ad eventuali spazi liberi”. Questa consapevolezza infondeva un senso di fiducia ed entusiasmo rispetto al fine settimana imminente.

La previsione dal punto di vista relazionale ha trovato conferma, tuttavia, in modo inaspettato, ho avuto modo di riflettere su queste dimensioni a partire da un’angolatura per me originale.

-Quando il “fare gruppo” può ostacolare un processo di crescita che talvolta passa anche attraverso il dissenso?

-Fino a che punto il singolo può sentirsi di spingere o di rallentare se sente che la propria “velocità” è differente da quella dalla maggioranza?

-Quanta “sfida” è necessaria per apprendere?

-Come gestire le differenze quando ciò che è molto sfidante per un membro del gruppo, non lo è a sufficienza per altri?

Si tratta di temi caldi, che sembrano delineare una sorta di filo conduttore dalla nascita di questo gruppo.

Più e più volte siamo interrogati sul rapporto tra obiettivi e relazioni, chiedendoci se, come e quando l’orientamento all’obiettivo possa comportare il “perdersi le persone” e quando il contrario. Credo che esplorare una simile dialettica ed il ruolo della  leadership in tale cornice, rappresentanti una sfida ed un’occasione di crescita per il nostro gruppo.

Personalmente, dopo questo fine settimana, sento di portare nella mia quotidianità personale e professionale una concezione della leadership arricchita di ulteriori sfumature e significati. Uno scenario in cui il cui il leader può fungere da chiave di volta, se disposto ad assumere un ruolo di interfaccia tra soggettività e collettività, facilitando la  negoziazione tra differenze individuali ed obiettivi comuni.

Al leader infatti, come suggerisce Blanchard, è richiesto di tarare le proprie modalità alla luce dell’interlocutore di riferimento, con le sue competenze e motivazioni. Sapendo o quantomeno provando a gestire l’intreccio tra sfumature individuali e dinamiche relazionali, mantenendo al contempo la rotta verso l’obiettivo.

Alla conclusione di un fine settimana intenso, sento che per me e per il gruppo vi è ancora molto da dire, da pensare e da fare in merito a questo argomento. Tuttavia osservando la strada già percorsa  sono consapevole che la mia “cassetta degli attrezzi” sta diventando sempre più articolata.

Credo di poter affermare con un certa sicurezza che ciascuno, nel proprio quotidiano, porti la voglia, l’intenzione e direi pure l’entusiasmo di utilizzare questo “bagaglio” percorrendo ed incarnando l’ultima fase del ciclo di Kolb, quella della sperimentazione attiva.

(Laura Bastianello)

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