Leadership 2.0

9 marzo 2016
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Una settimana fa è partito Leadership 2.0: in Italia la parola “Leader” è spesso utilizzata come sinonimo di “capo”, indicando colui che detiene il potere, l’autorità. Negli ultimi anni le organizzazioni stanno chiedendo di sviluppare un ruolo di Leadership diverso, meno orientato all’operatività e più orientato alla facilitazione dei gruppi e delle persone. Il nuovo Leader facilita la creazione e lo sviluppo dei Team, garantisce il TeamWork, supporta la crescita delle singole persone. Il nuovo leader “lavora per essere inutile”. Ma non lo sarà mai…

Abbiamo deciso di raccontarvi questo viaggio attraverso le parole dei viaggiatori…

Leadership 2.0- L’inizio (di Laura Bastianello)

Si dice che ciascuno guardi sempre da un punto di vista, ebbene eccomi nel provare a condividere il mio. Sabato cinque marzo, manca qualche minuto alle nove,  arrivo al luogo dell’incontro con alcune domande in testa: “cosa succederà oggi?”, “tornerò a casa soddisfatta?”, “come sarà questo gruppo?”, “cosa mi porterò a casa?”. Entrando nella sala, che sarà la nostra aula, vengo accolta dai docenti e da alcuni dei partecipanti. Nei loro sguardi e gesti ho l’impressione di cogliere domande e pensieri simili ai miei, accompagnati dalla voglia di avvicinarsi, presentarsi e iniziare a parlare. Un’atmosfera densa, che mi ricorda quel misto di timore ed euforia che si prova a volte all’indomani di un viaggio importante. In quel momento mi dico “si, io ci sono, ho voglia di mettermi in gioco”, cerco lo sguardo degli altri ed ancora una volta, con piacere, noto qualcosa di simile.

La giornata ha inizio tra presentazioni e domande, si respira la curiosità reciproca e la voglia di stabilire un contatto personale oltre che professionale. Tramite post-it accartocciati ci chiediamo l’un l’altro: “chi sei”, cosa cerchi”, “cosa ti aspetti”, “cosa ti piace”, “cosa ti interessa”, in un dialogo che nelle prime battute avviene tra conduttori e singoli partecipanti per poi assumere, in un crescendo, la conformazione di un intreccio.

La prima esperienza, il primo “gioco”, ci mette subito alla prova, l’obiettivo non viene raggiunto, ma complessivamente, quasi tutti, sembrano soddisfatti di come il gruppo ha lavorato. Ci ragioniamo, coadiuvati dai conduttori, ed iniziamo a porre a noi stessi ed agli altri delle domande.

La metafora del leader come capitano di una nave mi colpisce in modo particolare: trovo sfidante, pur cogliendo l’impegno e la fatica che può sottendere, l’idea di un leader che sappia affrontare scenari incerti e mutevoli, senza pretendere di possedere necessariamente tutte le risposte e le soluzioni, ma sapendo valorizzare gli specifici contributi e competenze dei membri del gruppo nell’individuare di volta in volta la soluzione più efficace.

La seconda esperienza, ci vede raggiungere l’obiettivo. Alla conclusione nasce spontaneo un applauso. Mi guardo attorno e vedo volti sorridenti. La sensazione è che qualcosa si sia mosso, che ci sia stato del movimento, che il gruppo abbia cominciato a fare esperienza, che quanto fatto abbia avuto un impatto generativo nei singoli e nel gruppo.

I conduttori in chiusura rimandano “non aspettatevi risposte preconfezionate, qui alleneremo l’attitudine a porsi buone domande”. Ebbene: “io ci sto!” e non vedo l’ora di continuare in questo percorso.

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